Olio extravergine di oliva: qualità, frodi e consapevolezza del consumatore
Negli ultimi anni il comparto dell’olio extravergine di oliva è stato interessato da numerosi casi di frode, alcuni dei quali accertati dagli organi di controllo e vigilanza, altri più difficili da intercettare e ancora oggi presenti sul mercato. Pratiche che finiscono per “inquinare” un prodotto simbolo della cultura alimentare italiana, creando confusione nel consumatore e danneggiando i produttori che lavorano con serietà e trasparenza.
È importante chiarire che non si tratta, nella maggior parte dei casi, di frodi tali da compromettere la salute. Piuttosto, si parla di operazioni che immettono sul mercato oli che non possiedono le reali qualità di un vero extravergine e che, di conseguenza, non apportano quei benefici nutrizionali e organolettici tipici di un olio EVO di alto livello.
Sul sito dei Carabinieri, ad esempio, esiste una sezione antifrode interamente dedicata al commercio dell’olio extravergine di oliva, dove viene spiegato come sia possibile rispettare i parametri di legge solo formalmente. La denominazione extravergine è infatti legata anche a un basso livello di acidità, un valore che può essere raggiunto non solo attraverso una corretta lavorazione delle olive, ma anche tramite processi industriali e l’uso di solventi chimici, ottenendo così un prodotto conforme alla norma ma distante dalla qualità reale.
Le frodi più diffuse nel settore oleario
Tra le pratiche fraudolente più comuni rientra la miscelazione di olio di semi con olio di oliva, successivamente commercializzato come extravergine. Diverse inchieste nazionali hanno evidenziato come una parte significativa degli oli venduti come EVO fosse in realtà solo olio vergine, privo delle caratteristiche qualitative dichiarate in etichetta.
Oltre alla mancanza dei valori nutrizionali e nutraceutici attesi, queste operazioni rappresentano una vera e propria truffa economica, considerando i costi che oggi un autentico olio extravergine di oliva di qualità ha sul mercato.
Il ruolo del consumatore nella scelta dell’olio
Di fronte a questo scenario, il consumatore si trova spesso a chiedersi come orientarsi nella scelta di un buon olio extravergine di oliva. Uno dei primi elementi da considerare è il prezzo. Un olio di qualità è il risultato di un processo complesso che prevede la raccolta delle olive nel giusto momento di maturazione, la molitura in giornata e l’utilizzo di frantoi puliti e controllati, dove vengono lavorate solo olive selezionate. Tutti fattori che incidono inevitabilmente sul costo finale.
Al contrario, attraverso la rettifica industriale e l’impiego di solventi chimici, è possibile utilizzare olive di scarsa qualità o oli vecchi e riportarli nei parametri previsti dalla legge, ottenendo così un prodotto venduto come extravergine a un prezzo molto più basso, ma con caratteristiche profondamente diverse.
Etichette, certificazioni e fiducia
Un altro elemento di tutela per il consumatore è rappresentato dalle etichette e dalle certificazioni, in particolare quelle biologiche, che garantiscono tracciabilità e lotti numerati. Pur non essendo una garanzia assoluta, l’etichetta resta la carta d’identità dell’olio e fornisce indicazioni importanti sulla sua origine e sul produttore.
Secondo Romolo Gentili, patron del Frantoio Gentili di Farnese e frantoiano di quinta generazione, il vero discrimine resta però la fiducia:
«Scegliere fornitori affidabili è l’unico modo per essere certi di portare in tavola un olio che possieda davvero le caratteristiche e le proprietà di un extravergine di qualità».
Visitare un frantoio, conoscere chi produce l’olio e comprenderne i metodi di lavorazione resta, quando possibile, una delle garanzie più solide.
Il valore dell’olio extravergine di oliva
Infine, il prezzo. Un olio extravergine di oliva lavorato secondo criteri rigorosi ha nella grande distribuzione un costo che difficilmente scende sotto i 9–10 euro al litro. In base alla zona di produzione, alle cultivar utilizzate e ai processi adottati, il prezzo può salire anche fino a 40–50 euro al litro.
Nel caso del Frantoio Gentili, ad esempio, il costo si aggira intorno ai 18 euro al litro, un valore coerente con un prodotto di alta qualità, frutto di una filiera controllata, trasparente e orientata all’eccellenza.

