Allegagione dell’olivo: una fase delicata tra piogge e incertezze climatiche
Nel precedente approfondimento ci siamo soffermati sulle prime fasi della fioritura dell’olivo; in questo articolo analizziamo invece come sta procedendo la fase di allegagione, uno dei momenti più delicati dell’intero ciclo produttivo.
La primavera è ormai agli sgoccioli e l’estate fa capolino solo sul calendario: le copiose piogge di maggio e dell’inizio di giugno non lasciano ancora spazio a un vero clima estivo. Proprio la stagione primaverile rappresenta una fase estremamente sensibile per l’olivo, poiché è il periodo in cui avviene la formazione del fiore e la sua successiva trasformazione in frutto.
Piogge: tra beneficio e rischio
Se le piogge di aprile — come conferma Romolo Gentili, frantoiano esperto di Farnese e titolare del Frantoio Gentili — hanno avuto un effetto positivo, garantendo il corretto apporto idrico alle piante in una fase cruciale, le abbondanti precipitazioni di maggio e inizio giugno hanno invece creato più di una preoccupazione.
Per comprendere appieno i rischi legati alle piogge eccessive, è utile ripercorrere brevemente le fasi della fioritura dell’olivo. Si tratta di un processo lungo e delicato che va dalla formazione del fiore alla sua trasformazione in frutto e che, in termini tecnici, si articola in tre fasi: mignolatura, antesi e allegagione. Le prime due sono già state approfondite nel precedente articolo; l’ultima, l’allegagione, è forse la più determinante.
Cos’è l’allegagione
L’allegagione è il momento in cui una parte dei fiori bianchi presenti sulla pianta si trasforma in frutto. Generalmente, la fioritura occupa tutto il mese di maggio e può protrarsi fino ai primi giorni di giugno, a seconda dell’andamento stagionale e dell’area geografica dell’oliveto.
Intorno alla metà di giugno, la fase della fioritura lascia spazio all’allegagione: la corolla del fiore appassisce e cade, segnando l’inizio della formazione dell’oliva. I fiori dell’olivo hanno una caratteristica particolare: non sono singoli, ma riuniti in un’unica infiorescenza a grappolo, chiamata mignola.
La preoccupazione dei frantoiani
Negli ultimi anni, più abituati a fronteggiare la siccità che le piogge abbondanti, i frantoiani guardano con apprensione a questa stagione. L’intensità e la frequenza delle precipitazioni recenti non favoriscono infatti il corretto sviluppo dell’allegagione.
«Durante la fase iniziale di maggio la fioritura sembrava ottimale» spiega Romolo Gentili dall’Alta Tuscia laziale.
«Il giusto apporto idrico lasciava ben sperare in una buona allegagione. Purtroppo, le piogge continue e talvolta torrenziali, anche se meno devastanti rispetto ad altre regioni, stanno comunque ostacolando la trasformazione del fiore in frutto».
I temporali degli ultimi giorni hanno messo a dura prova gli oliveti, aumentando l’umidità in un momento in cui l’olivo avrebbe invece bisogno di un clima asciutto. L’impollinazione, infatti, avviene grazie al vento e un eccesso di umidità può compromettere seriamente il processo.
Uno spiraglio di fiducia
Nonostante le difficoltà, Romolo invita alla prudenza ma anche all’ottimismo:
«Non tutto è perduto. Se le piogge dovessero attenuarsi nelle prossime settimane, l’allegagione è ancora in tempo per svilupparsi correttamente, senza compromettere l’intero raccolto 2023».
In questa fase resta comunque complesso fare previsioni attendibili sull’andamento della futura raccolta. Sarà infatti la stagione estiva a giocare un ruolo determinante, accompagnando il frutto dalla sua formazione fino alla maturazione, nella speranza che le piogge primaverili lascino finalmente spazio a condizioni climatiche più favorevoli.

