BILANCIO DI CHIUSURA DELLA STAGIONE OELARIA 2021 A FARNESE

In molti si aspettavano una stagione opulenta nella produzione di olio in Italia (2021), soprattutto al Centro, ma non è stato così e sono stati diversi gli olivicoltori che si sono dovuti ricredere.

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Mosto d’olio 2021

Va riconosciuto che i dati diffusi da Ismea e Unaprol sottolineano una crescita di produzione, rispetto al 2020, del 15% su tutto il suolo nazionale, che ha così raggiunto le 315mila tonnellate, ma ben lontano dalle ottimistiche previsioni fatte a primavera che facevano presagire un’ottima annata. A sovvertire questi rosei pronostici, che accomunavano olivicoltori del Sud, del Centro e del Nord Italia fino ad aprile, sono stati i fattori climatici che sia in primavera inoltrata che in estate hanno dimostrato tutta la loro bizzarria ed imprevedibilità. Dopo una fioritura eccezionale infatti, registrata specialmente nelle regioni centrali come il Lazio, si sono abbattute poi gelate improvvise e grandinate a fine primavera che hanno frenato un ottimale sviluppo vegetativo degli oliveti.

Fiori
Fiori in primavera

I primi di giugno poi, sulla bellissima fioritura si è abbattuta una nebbia anomala (solitamente assente nel periodo) di qualche giorno che ha inciso significativamente sull’allegagione, facendo cadere molti petali e compromettendo così la regolare nascita del frutto. Ad aggravare la situazione è sopraggiunta poi la siccità estiva che, con le elevate temperature, di certo non ha portato giovamento al frutto un po’ in tutto lo stivale. In linea generale però, fatta esclusione per le regioni del Nord dove la flessione produttiva si è fatta maggiormente sentire, la stagione olearia 2021 non è stata di certo tra le peggiori degli ultimi anni, soprattutto al Sud dove si è registrato un incremento produttivo rispetto allo scorso anno. Al Centro invece, sia Toscana che Umbria hanno visto riduzioni importanti nella produzione, con situazioni mutevoli da area ad area, mentre il Lazio sulle prime sembrerebbe una delle regioni centrali che ha reagito meglio alle stravaganze del clima. Per capire come stanno le cose nel Lazio, siamo andati a Farnese (VT), nell’alta Tuscia Laziale, patria della cultivar “Caninese” dove Romolo Gentili, frantoiano di quinta generazione, ci racconta come è stata la stagione dalle sue parti.

Romolo
Romolo tra i suoi oliveti

“Qui devo ammettere che la stagione non è stata all’altezza della precedente, sia in termini di quantità che di qualità del prodotto finale. Se prendiamo infatti in esame la lavorazione in conto terzi si registra un vertiginoso calo del 50%/60% e questo è andato ad influire sulla nostra produzione complessiva in quanto siamo dovuti correre ai ripari, acquistano olive nelle zone limitrofe di varietà leccino e moraiolo per garantire un minimo di produzione. La varietà “Caninese” invece è stata sufficiente per garantire un minimo di produzione sia per le 2 monocultivar (Biologico e Verdone) che per i nostri blend fatti con più varietà.”

Parlando invece di qualità, per esempio la varietà principe del territorio, la “Caninese”, come ha reagito a questa stagione così anomala?

“Devo dire che le premesse per fare un olio eccelso c’erano tutte, poi sul finire della primavera e con l’avanzare dell’estate la preoccupazione si iniziava a percepire, visto che sbalzi di temperatura e siccità stavano attentando interamente la produzione, poi il risultato invece ci ha tranquillizzato. Nel mese di ottobre infatti abbiamo lavorato solo ed esclusivamente olive di varietà “Caninese” provenienti dai nostri oliveti e devo ritenermi pienamente soddisfatto per la qualità ottenuta. Devo riconoscere che la resa è diminuita sia nella frangitura del Verdone che del Biologico, ma la qualità è buona e l’olio è ben equilibrato tra note piccanti ed amare.” Per quanto riguarda invece le altre vostre produzioni (blend), cosa possiamo dire di questa stagione 2021? “Anche per le altre due nostre produzioni, la DOP Canino ed il Fruttato, posso esprimere soddisfazione, dovuta soprattutto al prezioso contributo offerto da olivicoltori locali e limitrofi che mi hanno garantito le quantità minime di olive necessarie per realizzare i nostri 2 blend. La qualità è buona sia per la DOP che per il Fruttato, in più abbiamo notato che se ad inizio frangitura l’amaro nell’olio sembrava essere più predominante rispetto al piccante, nella fase finale di lavorazione il gusto ha ritrovato il suo perfetto equilibrio, per un prodotto sempre di alta qualità.”

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